Essere o avere
Sabbia tra le dita
il possesso è un cerchio di sale,
muro che morde la luce.
Oltre il perimetro del nome
scorre il fiume senza sponde:
un vuoto colmo d’alba.
Non è l’artiglio che trattiene il volo,
ma il cielo che s’arrende allo sguardo.
SPIEGAZIONE
“Non è l’artiglio che trattiene il volo, / ma il cielo che s’arrende allo sguardo.”
In questa chiusa, ho voluto ribaltare la prospettiva classica della dialettica tra “essere” e “avere” attraverso due immagini contrastanti:
1. L’artiglio (L’Avere)
L’artiglio rappresenta la pulsione del possesso. Spesso crediamo che per “avere” qualcosa dobbiamo afferrarla, stringerla, bloccarne il movimento. Ma l’artiglio che stringe un uccello non possiede il “volo”, possiede solo un corpo inerte. L’avere, nell’ottica ermetica, è una forma di prigionia che uccide l’essenza dell’oggetto desiderato.
2. Lo sguardo e il cielo (L’Essere)
Qui avviene il paradosso: l’essere non conquista, ma “accoglie”. Il cielo non viene catturato; è lui che si “arrende” a chi ha il coraggio di guardarlo senza volerlo recintare. L’essere è una condizione di apertura totale dove la realtà non ti appartiene per diritto di forza, ma ti si rivela perché sei diventato capace di contenerla.
In sintesi: La poesia suggerisce che siamo davvero ciò che siamo (essere) solo quando smettiamo di stringere la presa (avere) e diventiamo spazio puro in cui il mondo può finalmente accadere.
Commenti
Grazie 🙂